Si sente spesso parlare di fuga di cervelli, laureati e non che vanno all’estero per cercare lavoro, ma altrettanto frequente è invece la fuga delle aziende italiane all’estero.

Le ragioni che di solito si adducono sono:

  • minore burocrazia,
  • tasse più basse,
  • costo minore della manodopera,
  • internazionalizzazione del made in Italy.

Tutti questi motivi sono di per sé, almeno in parte, veri, tuttavia dietro alla delocalizzazione, dietro alla presenza delle aziende italiane all’estero c’è molto di più.

Ecco dunque 3 falsi miti che possiamo subito sfatare al riguardo.

La prospettiva estera intriga sempre più il mercato italiano

Le aziende italiane sono a rischio svendita.

Poiché sui media, generalmente, la notizia che fa scalpore è quella che riguarda un grande nome, sarà capitato di impressionarsi per il numero di volte in cui si sente parlare di un acquirente estero per un’azienda italiana.

Se si sente parlare di continuo di questa o quella società straniera che viene a mettere le mani sulle imprese italiane, è normale pensare che sia, se non la norma, quantomeno un atteggiamento molto frequente.

In realtà anche le aziende italiane fanno acquisti all’estero: nell’81% dei casi di acquisizioni da parte di aziende italiane, la società acquistata era straniera.

Al contrario, solo il 13% delle aziende italiane ha ceduto il comando ad aziende estere.

La differenza non è, quindi, nei numeri, quanto nella grandezza: le aziende straniere tendono ad acquistare società più grosse, mentre quelle italiane all’estero puntano alle piccole e medie imprese.

Le aziende italiane delocalizzano per pagare meno la manodopera

Secondo un sondaggio effettuato dall’Università di Padova per conto della banca Hsbc, in cui sono stati intervistati oltre 800 imprenditori, sebbene il basso costo della manodopera sia un forte incentivo alla delocalizzazione, in realtà nella gran parte dei casi, se un’azienda italiana decide di spostarsi all’estero, è perché sta cercando di ampliare il suo bacino di mercato, anche cercando partner locali a cui appoggiarsi.

Le aziende italiane lottano quotidianamente contro problemi burocratici, e si potrebbe pensare all’estero non si incontrino difficoltà.

Invece, sempre in base al sondaggio il 61% degli intervistati ha affermato che all’estero ha incontrato gli stessi problemi con la burocrazia.

Certamente dipende dal paese, ma l’Italia non è poi così diversa dagli altri Stati, in questo senso.

Aziende italiane all’estero: il caso dell’Austria

Uno dei paesi più apprezzati dalle aziende italiane è l’Austria, visto come una sorta di oasi, una promessa di mercato migliore. Ciò dipende in primis dal fatto che aprire un’attività in Austria comporta un notevole risparmio sulle  tasse.

È vero, all’estero le tasse non sono poi così diverse rispetto all’Italia, la differenza però sta nelle agevolazioni: ad esempio, in Austria, nello specifico nella Carinzia, gli imprenditori godono di una tassazione al 25%.

Questo già sarebbe un grosso punto a favore degli austriaci, ma c’è anche da aggiungere che il paese si propone di offrire alle aziende italiane che vogliano investire sul territorio, una procedura burocratica più snella, che non dovrebbe impiegare più di un mese.

Dunque, è vero che la concorrenza straniera, per le aziende italiane, è molto forte.

Tuttavia, è anche vero che gli imprenditori italiani fanno la loro parte all’estero, portando avanti il made in Italy, certo, ma anche assicurandosi un futuro che qui da noi sembra incerto.